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Gatto selvatico PDF Stampa E-mail
Gatto selvatico

 

Nome Scientifico Felis silvestris

 

Classe Mammiferi
Ordine Carnivori
Famiglia Felidi
Dimensioni Lunghezza corpo: 47,5-80 cm;
lunghezza coda: 26-37 cm;
peso: 5-18 kg.

 

alt IDENTIFICAZIONE E COMPORTAMENTO
Una delle presenze più misteriose delle macchie e dei boschi della penisola italiana è certamente quella del gatto selvatico: schivo, diffidente, con abitudini quasi esclusivamente notturne, riesce a passare quasi sempre inosservato, a rendersi addirittura invisibile. Nella maggior parte dei casi se ne scopre la presenza soltanto dai segni della sua attività notturna, come resti di prede, impronte, segni degli artigli sulle cortecce, riconoscibili però solo con occhi esperti, oppure purtroppo per gli esemplari che muoiono travolti dalle auto in corsa mentre attraversano la strada. Soltanto con molta fortuna si può osservare mentre attraversa come un lampo una strada di notte oppure a grande distanza, mentre si aggira furtivo in una radura innevata Eppure si tratta di un animale di medie dimensioni, particolarmente potente e agile, abile arrampicatore, con testa larga e massiccia, muso corto, grandi occhi ellittici verde-oro, lunghe vibrisse, dentatura tipicamente da carnivoro e lunghe orecchie. La coda cilindrica è lunga come metà del corpo e gli arti sono robusti, con dita dotate di cuscinetti elastici e artigli acuminati retrattili. I vistosi anelli e la punta nera della coda, le quattro striature scure nella regione cervicale fino alla base del collo e la fascia nera sul dorso che si interrompe alla base della coda sono i suoi caratteri più distintivi. Il pelo, fulvo giallastro o bianco-argenteo è folto e più folto in inverno: i peli erettili interagiscono con le vibrisse per dotarlo di straordinarie capacità tattili e sensitive. Questo felino teme ben pochi predatori ed è perennemente all’erta per cacciare con lente e lunghissime perlustrazioni con vista e udito pronti a far scattare attacchi fulminei. Il Gatto selvatico conduce spesso vita solitaria e anche nei casi in cui vive in coppia i due individui conducono vite autonome all’interno di un territorio ben definito marcato continuamente dal maschio con spruzzi di orina. E’ attivo soprattutto nelle ore del crepuscolo e in quelle dell’alba, quando può sfruttare la sua vista acutissima, mentre trascorre gran parte delle sue giornate in una tana, di solito in una cavità di un vecchio tronco, in un buco tra le rocce o in un cespuglio molto fitto, purché asciutto. E’ attivo durante la giornata soltanto in inverno, quando scarseggiando i roditori deve poter cacciare altre prede, e tra metà gennaio e metà marzo, periodo degli amori.
 
 
 
alt VOCE
Simile a quella del gatto domestico: soprattutto tra gennaio e giugno si possono udire nei boschi i richiami d’amore dei maschi.
 
 
 
alt HABITAT
Boschi di latifoglie, boschi misti e macchia mediterranea, soprattutto in terreni impervi e rocciosi, con forre rocciose dalla vegetazione rigogliosa, praterie e radure interrotte da cespugli sono l’ideale per questo abile arrampicatore, che ha bisogno di profonde cavità imprendibili
 
 
 
alt ALIMENTAZIONE
Tipica da carnivoro, comprende roditori, scoiattoli, lepri e conigli, ma anche uccelli, serpenti, lucertole, anfibi e insetti.
 
 
 
alt RIPRODUZIONE
Tra marzo e giugno, dopo 66 giorni di gestazione nascono nella tana da 2 a 6 cuccioli, di solito 3 o 4, che da ciechi e inetti in 4-6 mesi si rendono indipendeti con l’aiuto della madre, raramente assisistita dal padre: l’allattamento dura circa un mese dopo il quale la femmina procura ai piccoli piccole prede. Il primo periodo di vita autonoma è però il più difficile per i gatti selvatici: solo il 10% dei nati infatti raggiunge il secondo anno di età.
 
 
 
alt STATUS E CONSERVAZIONE
In Italia il Gatto selvatico vive nelle Alpi liguri, nelle Alpi Carniche, nella parte centrale della dorsale appenninica, in Sicilia e in Sardegna, dove è presente la sottospecie lybica, più piccola e comprendente i gatti selvatici africani e del Medio-Oriente. Anche se è difficile definire la sua reale distribuzione in Italia fino al XIX secolo, possiamo esser certi che era molto più vasta dell’attuale, soprattutto sulle Alpi, dove oggi è purtroppo limitato solo ad alcuni massicci montuosi.
Diminuita molto la persecuzione diretta da parte dell’uomo, anche se purtroppo le tagliole e i lacci mietono ancora molte vittime, l’ibridazione con gatti domestici, che sono anche un veicolo per pericolose patologie, e la distruzione degli habitat rappresentano oggi la più seria minaccia per questa specie, che nei secoli passati fu perseguitata dalla caccia come “nociva” e persino per fini culinari.